Come mi venne in mente quest’opera…

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Stamattina mi sono svegliato in una Mosca con il cielo coperto. Mosca è sempre bella, sia con il sole che con le nuvole che d’inverno quando è coperta dalla neve. Ha spazi immensi, è molto verde, ha meravigliosi parchi, bellissimi Musei, una metropolitana fatta di undici linee che ti portano ovunque. Forse sono gli enormi spazi  e questo clima che mi affascinano e lo straordinario amore per la cultura, la lettura e l’arte che ha questo popolo. Le alte betulle che sembrano toccare il cielo, tutte in fila, come in una festosa parata della flora, alte e dritte, con i fusti forti e sottili che si mescolano con aceri, conifere abeti di moltissime qualità, danno variopinte tonalità di verde ai grandi boschi profumati. Le stesse piante che si trovano nei parchi circondate ai piedi da giochi floreali. Dove i tulipani come tanti ballerini sembrano danzare e risvegliare i cigni nei laghetti. Vivere qui, dove per terra non trovi un pezzo di carta, dove gli scoiattoli ti arrivano festosi tra le mani a vedere se hai una nocciola per loro è come vivere tutti i giorni immersi in una fiaba. E la gente sa quanto è importante rispettare tutto questo ed è anche per questo che amo questa terra, così come amo la mia adorata Italia. Dopo i primi segnali di risveglio mattutino e queste prime sensazioni apro la finestra per sentire la brezza del mattino e riordinarmi le idee su cosa fare. La giornata è un po’ cupa, i grandi nuvoloni hanno tonalità che vanno da un bianco luminoso a un grigio scuro. Cerco tra loro qualche traccia di azzurro. Niente, è tutto coperto.

Mi aspetta un incontro al Dostoevskij Museo di Mosca per le undici quindi devo vestirmi abbastanza in fretta e correre verso la Metropolitana per arrivare in tempo all’appuntamento. Porto con me il mio tablet, lo apro per distrarmi un po’. C’è quasi un ora di metro prima di arrivare. Qui le distanze sono davvero notevoli, sono riuscito a percepirne appieno la maestosità in km quadrati, di Mosca,  solo la prima volta che ci venni, sei anni fa. Comincio a scorrere le immagini nella raccolta delle mie fotografie. Riguardo un po’ delle foto che avevo fatto in Italia per sentirmi un pochino più vicino a casa. Passeggiate sul mare, camminate a Firenze, il Castello di Lerici, il Molo Italia con le file di Palme… .Sospiro un pò e dopo un breve attimo di commozione che nascondo passandomi rapidamente la mano davanti agli occhi decido di rivedere le immagini della Mostra del duemila sedici che portai all’esposizione di Mosca su Dostoevskij lo stesso anno. Le scorro con una certa rapidità e poi mi soffermo su una di esse che mi risveglia un ricordo. Una giornata passata a Milano per cercare spunti per le opere che dovevo fare sui viaggi di Dostoevskij in Italia. Ricordo che mi trovai sui navigli. Ero andato a Milano accompagnato da due amici che mi tennero compagnia in quella giornata che divenne importante per le mie opere. Mi allontanai un pochino da loro alla ricerca di un immagine, un dettaglio che mi potesse suggerire un idea, fare balzellare la mia fantasia. Ad un certo punto mi trovo davanti una coppia di giovani fidanzati che seduti davanti al corso d’acqua si abbracciano teneramente. Era un immagine molto romantica e al tempo stesso commovente. Mi chiesi chi saranno stati quei giovani. Forse due giovani studenti universitari, forse due ragazzi senza lavoro che si ritrovavano abbracciati per farsi forza attraverso il loro amore nella speranza che la vita li aiutasse a raggiungere il loro sogno e poter andare a vivere assieme. O forse due giovani che si erano conosciuti da poco e che si scambiavano qualche tenerezza perché affascinati l’uno dall’altro. Le ipotesi erano tante e ancora di più e mi arrampicavo nella mia mente a capire quale di esse poteva essere la più credibile. Una cosa era certa, si amavano.

Quel bacio avvolto in quell’abbraccio ne dava la conferma. Io ero abbastanza lontano da loro, nel via vai di quel luogo ricco di pub, osterie e ristoranti, con la gente che mi passava accanto sfoggiando originali cappotti eleganti confusi a jeans e scarpe sportware, molto alla moda.  Io mi ero messo in dosso un cappottino corto blu, con i bottoni a penzoloni che da un momento all’altro si potevano staccare per finire per strada comprato due anni prima, un pò consumato ma che mi piaceva tanto e me lo mettevo sempre con grande interesse. Indosso avevo dei jeans, presi in saldo. Lì amo abbastanza stretti in fondo, un paio di scarpe all’inglese blu con i lacci e un maglione a collo alto beige che si stava accorciando per i frequenti lavaggi che aveva passato nel corso della sua gloriosa esistenza vicino a me e una sciarpa a strisce azzurre e arancioni girata comodamente sul collo. Mi chiesi: “chi gli aiuta oggi i giovani che si amano a farsi un futuro. Forse si stanno rifugiando soli e stretti su quella banchina, uniti nelle loro speranze di un futuro radioso, meraviglioso in mezzo a gente che gli passa accanto indifferente al loro destino, qualunque esso sia.” Mi dava l’idea di essere circondato da persone che passeggiavano di fretta, ognuna immersa nelle proprie vicende, molto sole. Come quei due ragazzi che ad un tratto nella mia testa raffiguravano il mondo ti tutti i giovani, con le loro passioni, i loro sogni, le loro speranze, i loro obiettivi. E le mie domande erano sempre rivolte in una direzione: “Ci sarà qualcuno che si soffermerà ad aiutarli a raggiungere la loro strada, quante difficoltà incontreranno nel loro cammino, quante speranze cadranno davanti ai loro occhi, quanto egoismo avranno attorno a tentare di strapparli dai loro abbracci, a ostacolargli il loro futuro”. Dentro di me pensai: “Non arrendetevi mai”. E immaginai Dostoevskij come un angelo che li abbracciava per proteggerli.

Ovviamente era un immagine allegorica quella che mi venne in mente. Pensai che leggere Dostoevskij, i libri di questo grande scrittore, di questo uomo che aveva passato nella vita mille difficoltà, che era stato imprigionato nel milleottocentoquarantanove nella fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo, perché associato a un gruppo di dissidenti politici che a malapena conosceva. Lì in quella Fortezza, in quella prigione con il divieto di leggere, di parlare con alcuno, senza poter scrivere nemmeno un pensiero su un pezzo di carta perché privato di ogni cosa. Lui che dovette subire i campi di lavoro in Siberia. Lui a cui gli vietarono successivamente di poter stampare la sua rivista, costretto a fuggire per debiti, costretto a vivere spesso tra gli stenti. Un uomo che vide morire tra le sue braccia l’amato figlio di tre anni. Lui che davanti tutto ciò, piegato dalla vita in modo straziante non si era mai arreso. E continuò a scrivere i suoi geniali, meravigliosi romanzi ricchi di umanità. Lui che ha amato la sua Anna Grigorievna sposata qualche anno dopo avere visto il primo matrimonio tragicamente finito per la scomparsa prematura della sua amata Maria Dimitrevna strappatagli senza pietà da una terribile tubercolosi a soli trentanove anni.

Come si può resistere a tutto ciò… . Dostoevskij ci aiuta a capire come affrontare e superare le difficoltà della vita nei suoi romanzi. Ecco perché vidi quell’immagine di Dostoevskij proiettata a proteggere quei giovani e con quel gesto affettuoso tutti i giovani. Nacque nella mia mente quell’immagine e quel significato, che porta con se un consiglio, un suggerimento: “Leggete Dostoevskij, vi potrà aiutare a comprendere le difficoltà della vita, a come superarle,  a come non arrendervi mai”. Fu una delle immagini più apprezzate e fotografate di tutta l’esposizione di Mosca e la misi come immagine della locandina dell’esposizione di Mosca.” Intanto la metro è arrivata alla stazione “Dostoevskaja” che in russo si scrive «Достоевская». Quest’ora sulla metro ho avuto la compagnia di questo ricordo, di questa immagine che mi si aprì nella mente a Milano. Di questa connessione tra un Dostoevskij sempre attuale e i giovani di oggi.

E il tempo tra quei libri scritti nell’ottocento e il XXI secolo, tra quello scrittore russo e i giovani italiani e i giovani nel mondo non ha più distanze. Tutto si unisce in questa immagine nell’universalità dei libri di Dostoevskij, nell’eternità dell’amore. Ed esco finalmente dalla metro, il cielo è sempre coperto ma ogni volta che penso a le mie opere e a Dostoevskij è come se ci fosse sempre il sole attorno a me.

Davide Costantini, ideatore della corrente artisitica OneUp-Art, ponte di collegamento culturale tra la Russia e l’Italia.

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