“Dostoevskij” – Un Ponte tra l’Italia e la Russia

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Il significato di questa opera:

Titolo “Dostoevskij – un ponte tra l’Italia e la Russia

Mi ero alzato all’alba per andare alla stazione di Spezia e prendere il Regionale per raggiungere Firenze. Come di consueto avevo con me la mia macchina fotografica per incrementare il mio archivio fotografico e costruire la Mostra su “Dostoevskij e l’Italia – dal XIX al XXI secolo”, da portare a Mosca. Mentre mi trovavo sul treno pensavo alla figura di Dostoevskij e alla sua permanenza nel capoluogo Toscano. Mettere assieme una storia così affascinante e complessa, il rapporto tra Dostoevskij e l’Italia non era certo una cosa semplice. Soprattutto metterla insieme in venti immagini. Ancora più complesso. Nonostante fosse presto non riuscivo proprio a chiudere occhio. Avevo bisogno di un guizzo di ispirazione e andavo a Firenze per cercarlo.

Dovevo trovare un’altra ispirazione per creare un’altra immagine che unisse la figura del celebre scrittore con Firenze, Firenze con Mosca, l’Italia con la Russia. Volevo trovare nella mia mente l’immagine che, come in un cerchio, unisse tutti questi elementi. Avevo con me il romanzo “L’Idiota” che Dostoevskij terminò di scrivere lì, dove stavo andando, a Firenze nel 1868. Cercavo tra le righe di quel meraviglioso romanzo il pensiero dello scrittore e allo stesso tempo il mio pensiero correva su quell’immagine che doveva nascere nella mia mente. Si, le immagini dovevano essere venti e dovevo costruire una specie di puzzle che messo assieme doveva tradursi in un immagine unica, completa, ricca di concetti profondi, pieni di significato. Non potevo e non volevo rassegnarmi all’idea di non riuscire a trovare tutti i pezzi da mettere assieme. Non me lo sarei perdonato. Poi avevo voglia di fare qualche cosa di importante, un artista italiano a cui è stata aperta la porta del Dostoevskij Museo, la casa dove era nato un uomo che divenne un simbolo per la letteratura a livello mondiale, dovevo realizzare tra le venti opere alcune di esse che fossero i pilastri della Mostra su cui fare ruotare il tempo, il presente, il passato, l’identità, l’unione di luoghi diversi, la Russia e l’Italia, l’uomo, lo scrittore e i diversi territori. Allo stesso tempo ogni pezzo del puzzle, ogni immagine che dovevo costruire doveva essere un immagine compiuta, capace di esprimere un significato anche se scollegata dalle altre.

 

Questi pensieri si alternavano tra sguardi fuori dal finestrino del treno e la lettura di qualche pagina del libro che tenevo tra le mani. Tutto il viaggio andò così fino a che non arrivai alla Stazione di Santa Maria Novella. Ero a Firenze. Il viaggio, seppur abbastanza breve, di sole due ore, sembrava passato in due minuti.  Mi incammino verso Santa Maria del Fiore pensando e ripensando a un immagine che doveva venirmi in mente. Volevo partire da Firenze con un altra opera in testa. Almeno una e doveva entusiasmarmi.

Mi venivano tante idee che apparivano e lasciavano il posto ad altre alla velocità di un lampo. Un accavallarsi di pensieri che si rotolavano uno con l’altro. Ma nessuna delle idee mi soddisfaceva a pieno. Cammina e penso, cammino e penso, avvolto nei miei pensieri mi dimentico quasi del meraviglioso luogo dove mi trovo, dei monumenti, delle statue rinascimentali, di tutto ciò che di meraviglioso mi circondava e che seppur avevo visto decine e decine di volte nella mia vita, meritano sempre di essere riviste senza giustificazione alcuna. Mah ahimè, ero davvero assorto nei miei pensieri. Mi ritrovai su ponte “Santa Trinità” uno dei più bei ponti di Firenze adornato all’estremità da quattro statue che rappresentano le quattro stagioni. Amo attraversare quel ponte, quando sono lì, sospeso tra l’Arno e il cielo a camminare in un opera architettonica costruita da Bartolomeo Ammannati intorno alla metà del XVI secolo tutte le idee e la creatività è come se si riempisse di ossigeno. Mi fermo al centro del ponte e mi appoggio sull’imponente parapetto con i gomiti fissando Ponte Vecchio. Poi guardo l’Arno e di nuovo Ponte Vecchio. Ma certo. Mi sobillo un’immagine un pensiero un’idea nella testa: “Certo!!! Dostoevskij rappresenta un ponte culturale tra l’Italia e la Russia”. Guardai di nuovo le acque dell’Arno di colore grigio argenteo e pensai al pennino di Dostoevskij che avevo fotografato al Museo Dostoevskij di Mosca. Nella mia testa lo vedevo uscire dall’acqua a simboleggiare la scrittura e quindi i libri i romanzi di Dostoevskij. C’era anche l’Unione allegorica di Firenze con Mosca perché quel pennino si trovava nella casa Museo di Mosca dove nacque lo scrittore. E poi l’emergere dall’acqua, a voler simboleggiare il pensiero di Dostoevskij che con i suoi romanzi esce allo scoperto dalla profondità del suo pensiero ad arricchire, come l’acqua che da la vita, l’anima dei lettori, l’umanità intera. Mi sembrava di volare con questa idea che ballava nella mia come le piroette dei ballerini classici. E mi ci trastullavo, facendomi trascinare dentro di esse. L’immagine c’era e in quell’immagine c’era tutto. “O forse no” mi dissi quasi per farmi dispetto da solo… . Possibile che non ero contento? Ma ora mai quel “O forse no” mi aveva rotto l’incantesimo. Ero costretto a trovare qualche cosa d’altro. Guardai le arcate di Ponte Vecchio. E collegai il fatto che il pennino dello scrittore era posto in una teca in cristallo vicino alla sua firma. Ed ecco che nella mia testa quella firma si proietto sotto l’arcata centrale del Ponte. Avevo trovato l’anello mancante, era nata una nuova immagine. Era completa.

Davide Costantini, ideatore della corrente artisitica OneUp-Art, ponte di collegamento culturale tra la Russia e l’Italia.

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