Filippo Paganini: Recensione Mostra Doestoevskij

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E’ un lungo viaggio a metà strada tra l’onirico e il
reale, dove il sogno e la trasfigurazione in una
accezione quasi junghiana condensano i significanti
di un felice connubio tra memoria e futuro, dove la
prima arricchisce il secondo con il suo lascito di
tracce di passato in una visione che non vuole
essere solo estetizzante. E il secondo restituisce in
tutta la sua incombenza provocatoriamente tecnologica la potenza del ricordo che è vita presente. Nel lungo viaggio che Davide Costantini propone attraverso venti opere si invera la cifra di una ricerca linguistica che, attraverso stilemi originali all’interno del quadrante dell’arte contemporanea digitale, coglie il pretesto del segno nell’aura dell’immagine per un richiamo di tematiche antiche ma permanenti
nella vicenda umana.

Un personaggio Fiodor Dostoievsky fa da fil rouge in un immaginario quanto sottile, ma
solido ponte culturale e artistico che unisce e allo stesso confonde in un ribaltamento di
prospettive tra passato, presente e futuro due mondi all’apparenza distanti ma nella realtà della storia contigui e costantemente affascinati l’uno dall’altro. Il russo Dostoievsky proietta nel lungo viaggio onirico di Costantini la sua immagine su spicchi di Italia. Li illumina. Li confonde. Li assorbe e li restituisce in un caleidoscopio di sensazioni che latecnologia digitale trasfigura fino a rendere a tratti la scena ieratica ed esteticamente ineguagliabile, ma più spesso segnata nel profondo da quel marchio della memoria che finisce per trascenderla restituendoci in un ossimoro imprevedibile la visione del futuro. E’ come il guardare attraverso le lenti di un cannocchiale che l’artista gioca a rovesciare fra le nostre mani, interrogandoci senza soluzione di continuità in ogni visione sulla forza del passato.

E’ la stessa figura imponente di Dostoevsky a interrogarci su se stesso. Se egli sia stato il profeta di un universo tenebroso, di quella parte oscura dell’essere umano dove allignano odio, sadismo, disperazione -, o l’apostolo di un Cristo russo, destinato a rigenerare il mondo. La sua opera tormentata è, in qualsiasi caso, alla base della coscienza che l’uomo moderno ha della sua esistenza e del suo destino. Una chiave di lettura che Davide Costantini ripropone per le venti opere in una tensione che è formale, ma che sostanzia nell’amalgama tra la memoria e l’impiego di tecnologie di avanguardia un contesto artistico ed estetico tra i più originali. La forza di questo artista della generazione dei quarantenni sta proprio nella capacità di mescolare senza perdere i connotati della propria poetica quadranti diversi e all’apparenza distanti di una grande epica visionaria del tempo e della nostra coscienza.

Filippo Paganini
(Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria) 

 

 

 

 

Davide Costantini, ideatore della corrente artisitica OneUp-Art, ponte di collegamento culturale tra la Russia e l’Italia.

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