Una Giornata al Giardino Botanico Principale di Mosca

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Si è fatto primo pomeriggio, sono circa le tre e la giornata da soleggiata si è cominciata ad annuvolare. Ero assorto a guardare le fotografie che avevo fatto con la mia macchina fotografica quando ad un certo momento sento il desiderio di andare a fare una passeggiata in mezzo al verde. Niente di più facile qui a Mosca. Tra parchi, giardini botanici e spazi verdi c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Avevo visitato qualche giorno prima il giardino botanico di Prospekt Mira. Bellissimo. Sapevo che c’era, vicino a VDNH, un meraviglioso parco botanico,il più grande d’Europa, fondato nel 1945 in piena Unione Sovietica. Un vero e proprio polmone verde nel centro di Mosca. Decido di andare e sfidare una giornata incerta. È anche vero che qui a Mosca in primavera possono capitare, in una unica giornata, momenti di pioggia che si alternano ad un sole spumeggiante e quando scende l’acqua di solito dura poco e poi torna il sole. Quindi perché non andare.

In questo parco si trova un dipartimento di biologia dell’Accademia Russa delle Scienze, una serra gigantesca con piante provenienti da tutto il mondo, uno splendido arboreto, un roseto con centinaia di qualità di rose, anche le più rare, un meraviglioso giardino giapponese, un complesso neoclassico che un tempo era proprietà della famiglia
Seremetev e oltre ottomila tipi tra alberi, piante e fiori. Un vero e proprio paradiso terrestre. Ma anche laghetti e rivoli d’acqua che sciano danzando tra pietre e verdi arbusti. Mi incammino e raggiungo la metro. Non porto con me nemmeno l’ombrello. Tutt’al più se pioverà mi proteggerò sotto qualche pianta che di per se non è neanche la cosa più furba da fare. O mi bagnerò un pò,
ma la temperatura è in torno ai ventiquattro gradi e se anche prenderò un po’ di pioggia, la giornata rimarrà comunque un giorno da ricordare per le meraviglie della natura che ci sono in quel giardino. Lo stile del giardino aveva una impostazione neoclassica, lo lessi da una piccola guida sui giardini di Mosca e quel parco botanico prese il nome di Nikolai Vasilievich Tsitsin
che fu il primo regista dello stesso.

L’altra cosa che mi incuriosiva era di arrivare alla fermata della metro più vicina del parco,Vladykino. Una metro sull’anello principale di Mosca, la linea colore rosa, che cammina tutta all’aperto e percorsa da treni della Metro di ultima generazione. Uno spettacolo. Percorrerla tutta è già di per se un viaggio turistico per avere un’idea di quanto sia bella questa gigantesca e sorprendente Città. Arrivo a destinazione ed entro nel parco. Mi avvicino ad grande cartello per cercare di orientarmi all’interno modello Indiana Jones alla ricerca dell’Arca Perduta. Mi sento un po’ come Harrison Ford, con la sola differenza che quella passeggiata che sto per percorrere è priva di pericoli e regala soltanto innumerevoli sorprese botaniche. Il cartello è una grande piantina divisa in tredici settori.

Il primo dove c’è l’Arboretum, il secondo il Grove riservato, il terzo il roseto, il quarto il giardino nell’ombra, il quinto il giardino delle piante costiere, il sesto il giardino a fioritura continua, il settimo gli impianti di esposizione naturale della flora, l’ottavo il giardino giapponese, il nono raccolto dell’esposizione, il decimo aree di foresta naturale, l’undicesima il laboratorio di costruzione
botanica, il dodicesimo l’archivio della serra, il tredicesimo dedicato ad una nuova Serra. Solo a leggere il cartello e vedere le dimensioni di quel territorio di ben trecentotrenta ettari, ho lingua per terra. Quanto dovrò camminare solo per vedere una piccolissima parte di quel territorio.

All’ingresso c’è una bella e comoda strada che poi si inoltra dentro quella “fortesta botanica” per poi diramarsi in decine e decine si sentieri che si intrecciano l’uno con l’altro. Inizio a camminare mentre vicino mi sfrecciano ragazzi con i pattini a rotelle, famiglie in bicicletta, comitive di giovani che fanno jogging, ragazzi con gli skateboard. Capisco che non è solo un parco naturale ma un immenso posto anche per fare sport all’aria aperta, all’aria pura. Per fortuna non sono l’unico a camminare ma sono seguito da una bella compagnia di gente di tutte le età che sbucano e si dirigono in tutte le direzioni. Di tanto in tanto, nei vialetti principali si trovano delle panchine ma noto che sono piuttosto vuote perché la gente si sdraia tranquillamente negli immensi prati verdi circostanti. Mentre continuo il mio percorso senza sapere precisamente dove andare, circondato da piante di ogni genere e alberi ti tutte le specie, altissime betulle che si confondono tra gli aceri, abeti, querce, conifere di tutti i tipi cerco di ricordare a memoria la composizione della piantina e decido di andare verso la grande serra per vedere le piante tropicali e  subtropicali nel settore
tredici del parco che tra l’altro si trovava abbastanza vicino all’entrata principale del parco. Solo due  chilometri, una vera sciocchezza rispetto alla distanza di altri settori.

Cammino immerso nei profumi di quella natura rigogliosa e generosa, leggermente umida per un po’ di pioggerellina che nel frattempo aveva iniziato a scendere. Tutto è verde vivo e frizzante. Mi guardo attorno e vedo che tutto era tenuto in modo impeccabile. Nonostante siano tantissime le persone che frequentavano quel parco, non vedevo una carta o un mozzicone di sigaretta per terra. Mi dico tra me e me “che grande rispetto ha questa gente per la natura” dovrebbe essere così ovunque, in tutte le parti del mondo. E tra una riflessione e l’altra sono arrivato davanti alla “Serra”. Un opera architettonica futuristica, studiata attentamente per assolvere alle
funzioni di creare quel microclima necessario per far  vivere e prosperare le meravigliose e numerose piante che custodisce all’interno. Mi sembra di essere arrivato più ad un centro studi spaziale che ad una Serra. E invece quel meraviglioso edificio  contemporaneo è proprio una serra. Continuo dritto e do un’occhiata attraverso i grandi vetri per cogliere l’impotenza di quella struttura. E mi accorgo della vastità di piante, alberi e fiori tropicali e di altre parti del mondo che contiene. Ma se entro non potrò vedere nient’altro perché sono certo, mi fermerei ad ogni pianta per fotografarla, per sapere di che si tratta, da dove proviene. Sarebbe certamente una cosa speciale, lo farò in un secondo momento, adesso
proseguo, sono curioso di raggiungere il giardino giapponese. Ma dov’è… . Non è semplice trovarlo in mezzo a trecentotrenta ettari di verde. Cerco qualche indicazione e cercherò qualche risposta chiedendo a qualcuno.

Ed ecco che mi trovo davanti… . Una scena davvero commovente. Una anziana signora che condivide la sua bottiglietta d’acqua con il suo amato cagnolino. Seduti in una panchina. Che meraviglia… . È così che vorrei sempre vedere i rapporti tra gli uomini e gli amici a quattro zampe. Dopo quel momento magico, io mi commuovo per tutti i gesti di altruismo, ecco il cartello con l’indicazione per il giardino giapponese. Circa tre Km da dove sono. Che faccio…? Vado!!! Non posso perdere questa opportunità. Un metro dopo l’altro arriverò e poi è così bello essere qui. Forse l’ho già detto ma continuo a ripetermelo. È che la natura mi riempie di gioia e qui ce n’è davvero tanta e in proporzione sono tanto ma tanto felice. Mi sembra di essere tornato bambino ad un tratto a vedere tutti quei ragazzi che corrono mi viene voglia di fare una corsa pure a me. Mi guardo le scarpe. Mocassini con i lacci. Non sono le più adatte e poi mi verrebbe il fiatone dopo i primi cento metri. Che figura farei… . Mi guardo attorno e mi accorgo che per il giardino giapponese devo prendere un sentiero. Mi giro, non c’è nessuno, davanti a me nemmeno. E vai…inizio a correre,
mi sento subito un pò stanco ma è talmente bello che non mi fermo. Grazie Mondo. Grazie per essere così meraviglioso. Provo queste sensazioni mentre corro. Mannaggia però che un laccio della scarpa che non avevo stretto bene si slaccia.

Lì per lì mi dico che è lo stesso ma dopo qualche metro sento che la sto per perdere. E va beh, meglio che mi fermo, mi allaccio la scarpa. Sento degli strani rumori. È come un coro fatto di suoni e pause che si intervallano in maniera costante. Sono incerto se sono rospi o rane. Vado avanti e mi trovo davanti al giardino giapponese salutato da questa filarmonica naturale. Sono rane e non è facile vederle perché perfettamente mimetizzate con l’ambiente. Ma si sente forte la loro presenza. Mi sembra nella mia immaginazione che mi stiano dando il benvenuto e chiedendo di fare una foto al loro laghetto. Le saluto, le ringrazio e faccio qualche bellissima foto. Grazie rane!!! Grazie di esistere!!! E mi inoltro all’interno scoprendo alberi curiosissimi e pagode cinesi e ruscelli e fiori dalle forme mai viste prima e ponticelli di legno che attraversano rivoli d’acqua che alimentano il laghetto delle rane. È un giardino che mi fa brillare gli occhi e mi incanta a tal punto che quasi
dimentico di scattare  le fotografie.

Ho quasi timore che anche il click della mia reflex possa distrarmi da tutto ciò che mi circonda. Ma devo scattare devo fare vedere quanto è bello qui. E quanto è magica la natura. Mi dico che devo fare qualche cosa anche io per aiutarla. Mi impegnerò a tentare di fare qualche mostra sulla natura unendola nell’arte, si perché la natura supera l’arte per colori, forme espressione. Almeno, questo è quello che penso io. Ma attraverso l’arte, le opere che posso fare, posso cercare di sensibilizzare la gente a capire che è importante impegnarci tutti per la natura perché per sentirci felici è fondamentale che ci sia intorno a noi è una meravigliosa amica che ci regala la felicità. Mi chiedo perché non si insegna nelle scuole il rispetto della natura. Dovrebbe essere una disciplina didattica da portare avanti sin da piccoli. Qui in Russia lo fanno. Nelle scuole elementari fanno fare ai ragazzi laboratori dove ad esempio fanno costruire casette come rifugio per gli uccellini e dove possono trovare del cibo.

Poi in coordinamento con i parchi i ragazzi vanno con gli insegnanti e gli assistenti del parco a mettere negli alberi i loro lavori contribuendo ad aiutare i parchi e imparando a conoscere le specie degli animali presenti e perché è importante averne cura. È solo una mia idea ma se un giorno accadesse io ne sarei davvero felice. Che serve imparare a conoscere alla perfezione la matematica quando poi non abbiamo un giardino verde dove poterci sdraiare per studiare o per passare delle ore respirando la natura. La salvaguardia della natura significa anche salvare noi stessi. Con questa riflessione torno verso casa, risaluto le rane e mi rammarico un po’ perché le ore sono corse troppo in fretta. Domani tornerò e andrò a vedere un altro pezzettino di questo parco verde, di questo giardino della natura, di questo luogo di felicità.

Davide Costantini, ideatore della corrente artisitica OneUp-Art, ponte di collegamento culturale tra la Russia e l’Italia.

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