Una passeggiata nel Giardino d’Estate a San Pietroburgo:

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Mi sono alzato in una San Pietroburgo con un sole raggiante. La temperatura fuori è di ventotto gradi. Io non mi sono molto attrezzato per una temperatura così calda. È Maggio e non pensavo che poteva venire questo caldo in primavera. Ho con me delle camice e decido di uscire con dei jeans e una camicia a cui arrotolo le maniche per avere un pò di conforto. Il caldo è piuttosto forte. Penso a due soluzioni per fare fronte a questa situazione: “Vado a visitare un museo o cerco un parco per passeggiare?”

Ho già visto molti musei, non tutti, qui a San Pietroburgo i luoghi d’arte e di Cultura da visitare sono davvero tanti. Comunque decido per il parco.

Apro una cartina turistica e vedo “I Giardini d’Estate”. Interessante!!! Qui i parchi sono meravigliosi, grandi…anzi enormi e spesso all’interno ci sono palazzi settecenteschi da visitare. Mi incammino seguendo le indicazioni della cartina. Potrei impostare la navigazione GPS del cellulare, molto comoda e precisa ma amo questo stile, la cartina, un pò retrò ma comunque efficace. Ora mi trovo su Nevskij Prospekt, la via principale di San Pietroburgo.

Il parco costeggia costeggia il fiume Fontanka da un lato mentre dall’altro affaccia sul fiume Neva che è il corso d’acqua principale di San Pietroburgo. A San Pietroburgo percorrere km a piedi è abbastanza usuale per chi ama camminare e io ho sempre camminato molto volentieri.

È un occasione per scoprire nuove vie, osservare palazzi e curiosità e scattare di tanto in tanto qualche fotografia per il mio archivio fotografico, può sempre essermi utile, non si sa mai che in un tempo successivo non mi venga qualche idea per proporre delle esposizioni. Per fortuna ho con me l’acqua ma la bottiglietta è da mezzo litro e sorseggio piano piano per farmela bastare. Dalla mappa i giardini sembrano molto spaziosi e mentre cammino con un occhio all’ambiente circostante apro il cellulare per informarmi del luogo che sto accingendomi a visitare “Il Giardino d’Estate”.

 

Scopro che è un parco realizzato e progettato inizialmente da Pietro il Grande nel 1704. La cosa si fa molto interessante. Sicuramente troverò all’interno palazzi e monumenti, statue e busti. Mi si accende l’entusiasmo e accelero il passo per la voglia di arrivare. Anche se fa caldo ora mi sento rinfrescato dalla curiosità di esseri e lì e scoprire cosa mi troverò davanti. Che tipo di parco è, che sculture  ci saranno, fatte da chi… .Cominciano a venirmi delle idee, ho voglia di arrivare e fotografare, vedere, informarmi sul posto. Finalmente arrivo. L’acqua che ho con me è arrivata in fondo, la bottiglietta è vuota. Guardo il conta passi e scopro di avere camminato per sette chilometri. Sono felice anche perché sento che il movimento mi ha aiutato a smaltire l’abbondante colazione della mattina. Appena dentro al parco mi occorso subito di essere davanti a un luogo straordinario sia sotto il profilo paesaggistico naturale che architettonico. Subito all’ingresso mi trovo di fronte ad un laghetto attraversato da cigni e ombreggiato da alberi verdeggianti con alti fusti. È una meraviglia e c’è anche fresco, le alte piante aiutano a proteggere dal sole creando ombre rinfrescanti. Anche da questo si capisce quanto è importante amare e proteggere la natura. Sono curioso di sapere che scopo avesse originariamente quello splendido laghetto che ora ha una funzione sostanzialmente ornamentale.

E scopro grazie ad un cartello all’ingresso del parco che il laghetto era artificiale e che fu voluto da Pietro il Grande per farci un allevamento di pesci, principalmente storioni e salmoni. Dentro di me rimango meravigliato, che idea interessante produrre un allevamento di pesci nel 1700. Pensavo che lo facessero solo nei tempi nostri… .mi guardo un po’ intorno per vedere se riesco a vedere dei cigni e la fortuna mi viene incontro, eccoli…all’ombra che si riposano. Forse sono una coppia di cigni. I cigni amano stare in coppia e da quello che avevo letto stanno assieme per tutta la vita. Beh…complimenti…!!! Scatto la foto con il telefonino, mettendo lo zoom per avvicinare un pò la visuale. La foto viene un pò sfuocata, per effetto della sgranatura dovuta allo zoom digitale. Non importa, ho con me la macchina fotografica e dopo farò una foto più bella, per ora mi accontento di questa testimonianza. Saluto la bellissima coppia di cigni e proseguo per il parco.

Il fresco che arriva mi fa ritrovare tutte le energie tanto che aver fatto sette chilometri non mi pesa affatto. Continuo a camminare in corridoi larghi e lunghi perimetrati da altissimi alberi. È una sensazione unica. Mi sento abbracciato dalla natura. E da un altro lato mi sento piccolo vicino a questi alberi giganteschi e allo stesso tempo fortunato di essere qui. Respiro con profondamente, ho come l’idea che l’ossigeno di quella natura sia una fonte di salute, di aria buona, di vita.

Continuò a camminare lungo il viale con gli alti alberi fino a che non mi trovo davanti allo zampillino di fontane e mi accorgo, continuando la passeggiata che il parco è ricco di fontane, c’è ne sono numerose in diversi punti del parco. Sono di vario tipo. A fontana a soffio singolo, a piramide con gradini di soffi d’acqua che creano come degli scalini quadretti, stringendosi fino alla punta d’acqua.

Molte di esse sono circondate da statue che fecero nel millesettecento gli scultori veneziani. Mi avvicino hai piedi delle statue per leggere i nomi degli scultori e leggo i nomi di Antonio Corradini, Pietro Baratta, Giovanni Bonazza, Marino Groppelli, Antonio Tarsia e tanti altri ancora…La passeggiata si faceva sempre più interessante e via via vado avanti tra gli alti aceri, le conifere, i verdeggianti giardini, le fontane i busti e le statue in marmo. Mi sono accorto che  stavo camminando, non solo in un meraviglio parco ma dentro un gioiello dell’arte. E la casa d’estate di Pietro il Grande? Sono certo di non essere molto lontano ma fatico un pò a leggere le indicazioni in cirillico lungo il parco… . Mi dico sempre che devo imparare il russo ma in realtà mi ci applico poco, forse perché mi piace troppo l’italiano, me lo ripeto scherzando tra me e me ogni volta che mi chiedo perché non mi decido a imparare il russo.  Ho tempo e posso cercare con tutta calma. Mi imbatto in un caffè che ha l’aria di una struttura austera. Di fronte c’è un cartello. Vado a leggerlo. Scopro che è la casa del caffè fatta costruire da Pietro il Grande per i momenti di relax. C’è gente seduta fuori che ordina il tè e gente che entra. Un momento unico, in tutto il viaggio non sono ancora riuscito a trovare un buon caffè espresso. Che sia la volta buona. Entro e mi accorgo con meraviglia che dentro quella casa hanno mantenuto la tradizione voluta da Pietro il Grande. C’è un’ottima caffetteria con gustosissimi dolci. Non resisto…mi siedo e ordino un caffè e per fortuna riesco a bere il caffè più buono mai bevuto in Russia. Tra me e me esclamo “che giornata magnifica”. Chiedo in un inglese un po’ pasticciato dove ogni tanto aggiungo due, tre parole di russo dove si trova la casa di Pietro il Grande. Con un po’ di simpatica difficoltà le gentili commesse mi indicano il percorso. Ho di nuovo la macchina fotografica pronta, la casa si trova a poche centinaia di metri da lì. Ed ecco che sono lì, davanti alla casa di Pietro il Grande progettata dall’architetto Domenico Trezzini tra il 1710 e il 1714. La casa è su due livelli e in stile barocco. Provo a entrare nella casa, non ho la possibilità, purtroppo ci sono alcuni lavori di restauro e il Museo non è accessibile per qualche giorno. “Eh va beh, pazienza”…anche se mi sarebbe piaciuto tanto. Mi accontento di dare una occhiata a dentro la casa dalle finestre del primo piano. Mi è sufficiente per capire che il primo piano doveva essere l’alloggio dello Zar.

Passa un signore che sta per entrare nella casa. Deve essere un addetto ai lavoro. Con un pò di sfacciataggine mi avvicino e in inglese gli chiedo se al primo piano c’erano gli appartamenti di Pietro. Mi fa si con un segno della testa e poi sempre in inglese mi dice che Katerina II spostò i suoi appartamenti al piano di sopra. Lo ringrazio per la gentilezza e dopo averlo salutato giro attorno alla casa per fare qualche scatto con la mia reflex. È stato molto gentile, i Russi sono persone davvero gradevoli.

Penso che il giro sia ormai concluso, posso tornare indietro, certo; ma c’è ancora tanto da vedere. Non perdo nulla. Passeggio sotto i tunnel verdeggianti, vado alla scoperta di tutti gli angoli possibili e immaginabili del Parco. Mi sento come un esploratore. E a ogni statua che vedo a ogni busto che trovo a ogni Giardino che scopro mi sembra di avere scoperto un tesoro.

Una cosa però, in tutta questa splendida giornata mi ha colpito più delle altre. Una statua, tra le tante, tutte meravigliose, tutte di marmo. Ma quella statua lì, quasi in ombra rispetto a tutte le altre, una statua che esprimeva una grande passione, forse una tragedia, nascosta quasi dall’ombra degli alberi, scrutata solo da qualche lembo di sole che ne illuminava alcune parti, sì…quella statua lì mi ha incuriosito davvero tanto. Mi avvicino, leggo in una targa a qualche metro di distanza da essa messa nel Giardino che la ospita, leggo e trovo scritto: Amore e Psiche, scuola del Bernini. È di una bellezza, di una morbidezza di una eleganza che ne resto incantato. Ho letto tutti i nomi di tutti gli splendidi artisti che hanno fatto le statue di quel complesso così straordinario che è il giardino d’estate. Ma lo scultore di quella statua è rimasto anonimo, si sa solamente che la scuola con cui è stata realizzata e da attribuire al Bernini. È stato il momento più commovente di questa giornata. Mi sento improvvisamente un pochino triste. Mi dispiaceva che quello scultore così bravo, meravigliosamente bravo rimanesse nei secoli nell’anonimato. Poi mi sono detto, come a rivolgermi a quell’artista sconosciuto: “non importa quale sia il tuo nome, sei l’opera che ho di fronte”. A lui dedico il ricordo di questa giornata speciale.

Davide Costantini, ideatore della corrente artisitica OneUp-Art, ponte di collegamento culturale tra la Russia e l’Italia.

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